giovedì 20 ottobre 2011

Appello: Noi nonviolenti siamo il 99%

La protesta del 15 ottobre si è svolta in 82 paesi del mondo in modo nonviolento, allegro e forte, unendo persone di ogni età e condizione.
Solo in Italia l’enorme manifestazione di Roma è degenerata in violenze inaudite, scatenate da un’infima minoranza (più o meno l’1% del totale di partecipanti): per l’ennesima volta un gruppetto di violenti ha imposto con cinismo e arroganza i propri metodi a una maggioranza che non li condivideva e si è nascosto dietro un corteo pacifico per “giocare alla guerra”, incurante delle conseguenze sulle persone e  sulle ragioni della protesta.
E’ vero, si poteva prevedere che finisse così, ma questo rafforza solo la convinzione che sia giunto il momento di fare chiarezza una volta per tutte: la violenza è ripugnante dal punto di vista etico e controproducente dal punto di vista dell’efficacia.
E’ venuto il momento di finirla con un atteggiamento ambiguo e tollerante verso i violenti e di dire ad alta voce che chi attacca la polizia, incendia auto, negozi e cassonetti e considera la guerriglia urbana un sacro esercizio rivoluzionario è lontano anni luce dalla sensibilità, dalle scelte e dalle convinzioni della stragrande maggioranza dei manifestanti del 15 ottobre.
Chi insiste nel suo disegno violento, intollerante e legato a schemi vecchi e superati va isolato con decisione.
E chi invece aspira a costruire un sistema radicalmente diverso da quello attuale, che abbia l’essere umano come valore centrale e la nonviolenza come fondamento etico, metodologia d’azione sociale e stile di vista personale, dovrà ricorrere alla creatività e al coraggio già mostrati negli ultimi mesi a Madrid, Atene, Tel Aviv, New York e in tanti altri luoghi.
Ora anche l’Italia dovrà fare la sua parte.
Laboratori di auto-formazione, eventi culturali, di informazione e sensibilizzazione che diffondano i valori  della nonviolenza sono solo alcune proposte iniziali, da arricchire con idee e contributi nuovi e diversi.
Non esiste una ricetta facile e già pronta per quello che ci proponiamo: il cambiamento dipenderà dalle risposte che sapremo dare, sia individualmente che come insieme sociale.
 
Mondo senza guerre e senza violenza